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Ansia: cause, sintomi e come superarla

Una breve guida sull'ansia: cos'è, le cause, i sintomi, i trattamenti possibili, la distinzione tra i vari disturbi d'ansia.
Ansia - Copertina

Indice dei contenuti

Cos’è l’ansia

Ansia: una parola che ormai è diventata di uso comune nel linguaggio di tutti i giorni, anche se a volte è usata in modo scorretto (perché la confondiamo con altre emozioni).

L’ansia interessa tutte le fasce di età, dai ragazzi agli anziani, ed è tra i problemi più comuni della nostro tempo.

Il termine proviene dal latino “angĕre”, che vuol dire “stringere”. Chiunque soffra di ansia o ne ha sofferto in passato saprà bene il perché di questa derivazione etimologica.

L’ansia, infatti, descrive una reazione di attesa, con sentimenti come preoccupazione, nervosismo, paura, reazioni fisiche e stress psicologico, di fronte a qualcosa di negativo che potrebbe accadere, ma che non è ancora reale.

L’insorgenza sempre più frequente di ansia e di disturbi correlati dimostra come nella società di oggi tendiamo a concentrarci sempre di più sull’”altrove”.

Siamo portati costantemente a porre la nostra attenzione e a preoccuparci per situazioni future ipotetiche, possibili, che generalmente vediamo in modo negativo.

 

Ansia “buona” e ansia “cattiva”

Nel linguaggio comune l’ansia è spesso legata a stati emotivi negativi, perché chi ne soffre spesso vive un peggioramento della qualità di vita.

Tuttavia, l’ansia fisiologica (o “di allarme”) è una reazione naturale che attiva le capacità psicofisiche e cognitive di una persona.

Una reazione che è necessaria per rispondere efficacemente agli stimoli e alle situazioni, anche in potenziali pericoli.

È per questo che parliamo di ansia “buona”, che ha degli aspetti positivi importanti nella vita dell’individuo.

Ad esempio, in situazioni come un esame, una certa ansia è utile perché stimola la pianificazione, evitando possibili fallimenti. In questo caso, è funzionale e necessaria, anche se è certamente spiacevole.

Poi, invece, c’è l’ansia patologica.

Ad esempio quella che si prova in maniera “ingiustificata” se si resta preoccupati per un esame già sostenuto.

Ingiustificata, perché non è relativa ad una minaccia imminente.

Un’ansia di questo genere (“cattiva”, appunto), influenza negativamente la vita personale, sociale e lavorativa dell’individuo, perché ne complica (a volte fino a renderla impossibile) il suo funzionamento.

A volte, l’ansia patologica non ha una causa specifica, e può essere completamente slegata da situazioni o eventi particolari.

Può riguardare un futuro immediato o eventi futuri incerti.

Accompagna spesso altri disturbi psicologici e psichiatrici, provocando grande sofferenza in chi la vive.

Porta a comportamenti difensivi che spesso peggiorano la qualità della vita. Ad esempio l’evitamento di situazioni percepite come pericolose o la ricerca del controllo tramite dei “rituali”.

Quando una condizione di questo tipo diventa persistente, può evolversi in un disturbo patologico.

 

Come si fa a capire se l’ansia è patologica?

La sintomatologia è complessa e coinvolge vari aspetti della vita di una persona.

È quindi importante valutare quanto frequentemente si presenta l’ansia e quanto intensamente rispetto alla realtà della situazione.

L’ansia diventa patologica se:

  • diventa troppo intensa o non proporzionata;
  • si verifica in momenti non adatti;
  • impedisce le attività quotidiane normali;
  • persiste a lungo, diventando così limitante.

 

Cause dell’ansia

Le cause esatte non sono ancora state individuate con precisione, ma si ritiene che diversi fattori contribuiscano al suo sviluppo. Tra questi:

  • Fattori ereditari: studi genetici hanno mostrato che circa il 50% delle persone con disturbi ansiosi ha almeno un parente con una patologia simile.
  • Fattori biologici: ricerche sul cervello umano indicano che l’ansia può derivare da alterazioni dei neurotrasmettitori. Ad esempio, una produzione eccessiva di noradrenalina, una ridotta disponibilità di serotonina (che influisce sul benessere) e di GABA (uno dei principali neurotrasmettitori inibitori del nostro organismo).
  • Fattori inconsci: secondo Freud, padre della psicoanalisi, l’ansia origina da un conflitto inconscio che può risalire all’infanzia o svilupparsi nell’età adulta. La psiche attiva quindi dei meccanismi di difesa per tenere il conflitto lontano dalla coscienza, relegandolo nell’inconscio.

 

Sintomi dell’ansia

L’ansia si manifesta attraverso sintomi psicologici e attraverso sintomi associati all’attivazione del sistema nervoso autonomo, ossia non controllabile volontariamente (simpatico e parasimpatico).

I sintomi possono essere categorizzati in livelli distinti: cognitivi, comportamentali e fisiologici.

 

Sintomi cognitivi

Sul piano cognitivo, i sintomi dell’ansia sono:

  • Preoccupazione intensa e duratura.
  • Difficoltà di concentrazione e sensazione di vuoto mentale.
  • Problemi di memoria.
  • Ruminazione di pensieri.
  • Sensazione costante di allarme e pericolo.
  • Presenza di immagini, ricordi e/o pensieri negativi.
  • Sensazione di essere osservati e di essere al centro dell’attenzione.

 

Sintomi comportamentali

Nell’essere umano, l’ansia si manifesta come una spinta a esplorare l’ambiente, cercando spiegazioni, rassicurazioni e possibili vie di fuga.

La principale strategia istintiva per gestirla è l’evitamento delle situazioni temute, seguendo la logica del “meglio prevenire che curare“.

Si riscontrano anche frequenti comportamenti protettivi, come farsi accompagnare da altri, l’uso occasionale di ansiolitici e atteggiamenti anassertivi o di sottomissione.

Inoltre è possibile sperimentare sintomi come:

  • Irritabilità.
  • Difficoltà nell’addormentarsi.
  • Agitazione psico-motoria.

 

Sintomi fisiologici

Sul piano fisiologico i sintomi interessano principalmente le aree cardiovascolare, gastrointestinale, vestibolare e psicosensoriale.

Ad esempio:

  • Sensazione di irrigidimento.
  • Iper-sudorazione.
  • Battito cardiaco accelerato, irregolare o tachicardia.
  • Derealizzazione/depersonalizzazione.
  • Tensione muscolare.
  • Difficoltà a respirare, sensazione di soffocamento.
  • Respiro accelerato, iperventilazione.
  • Vampate di calore o di freddo.
  • Tremore.
  • Senso di oppressione toracica, dolore al petto.
  • Brividi.
  • Vertigini.
  • Sensazione di testa leggera.
  • Instabilità e difficoltà a mantenere l’equilibrio.
  • Sensazione di svenimento imminente.
  • Parestesie, ossia un’alterazione nella capacità sensoriale di parti del corpo.
  • Nausea.
  • Difficoltà a deglutire.
  • Nodo in gola.
  • Bocca secca.
  • Bocca amara.
  • Formicolio intorno alla bocca e agli arti.
  • Sensazione di eccessiva debolezza e stanchezza.
  • Minzione frequente.
  • Diarrea.

 

1 - Ansia e tachicardia

 

Palpitazioni (cardiopalmo, tachicardia, aritmia)

È importante differenziare tra diverse condizioni legate alle palpitazioni: il cardiopalmo, la tachicardia e l’aritmia.

L’aritmia, ad esempio, si manifesta spesso con battiti irregolari, anche in persone sane durante le attività quotidiane, e tende ad aumentare in stati ansiosi.

Durante uno stato ansioso, l’interpretazione delle palpitazioni è spesso collegata alla paura di un infarto.

Tuttavia, ciò può essere dovuto a un’aumentata eccitabilità elettrofisiologica del muscolo cardiaco, che di solito non ha effetti negativi dal punto di vista medico.

 

Dolore al petto

Il dolore toracico può verificarsi in periodi di forte ansia, anche in assenza di patologie cardiache.

Le sue cause possono essere diverse, come la respirazione toracica o disturbi gastrointestinali (per esempio, reflusso esofageo o spasmi esofagei).

Se interpretato in modo catastrofico, questo dolore può aggravare l’ansia, portando talvolta al panico.

Tuttavia, è noto che in stati di elevata ansia, il corpo rilascia adrenalina, che aumenta il battito cardiaco e accelera il metabolismo.

Si tratta di una reazione evolutiva necessaria per affrontare meglio situazioni pericolose.

Se l’adrenalina fosse dannosa per il cuore, l’uomo non avrebbe potuto sopravvivere fino ad oggi.

Quindi, l’aumento del battito cardiaco dovuto all’ansia di per sé non causa infarti; è necessaria una condizione patologica preesistente affinché ciò avvenga.

Per saperne di più, consulta l’articolo dedicato: Dolore al petto, è ansia?

 

Sensazione di fiato corto o mancanza di respiro

Sentire che manca il respiro è comune nei disturbi ansiosi, ed è una conseguenza della respirazione toracica prolungata e ripetuta.

Normalmente, respirare è un’azione automatica, controllata dal cervello, indipendente da ciò che una persona pensa o fa.

In risposta allo stress, la respirazione toracica può diventare più dominante rispetto a quella addominale.

Questo può portare all’affaticamento dei muscoli intercostali, i quali, sottoposti a sforzo e spasmi, causano disagio e dolori al petto, creando la sensazione di non riuscire a respirare adeguatamente.

Se non si comprende che queste sensazioni sono dovute alla respirazione toracica, possono sembrare improvvise e spaventose, aumentando ulteriormente l’allarme e l’ansia.

 

Nausea o stomaco chiuso

Lo stomaco normalmente si contrae e si rilassa in modo costante.

Tuttavia, se questo ritmo viene disturbato, può insorgere la nausea.

Vari fattori possono causare questa sensazione, come l’ingestione di certi cibi, disturbi vestibolari o ipotensione posturale.

Durante uno stato di allerta, le funzioni di alimentazione e digestione sono tra le prime a essere bloccate.

Se una persona interpreta erroneamente la nausea come un presagio di vomito imminente, l’ansia può aumentare e sfociare in panico.

Fortunatamente, la nausea che porta effettivamente al vomito è un evento raro.

È più comune che le persone tendano a sovrastimare questa possibilità.

 

Tremori o sudorazione eccessiva

I tremori sono movimenti involontari, oscillatori e ritmici di una o più parti del corpo, causati dall’alternanza di contrazioni muscolari.

La sudorazione, d’altra parte, è un meccanismo per regolare la temperatura corporea, che tende a salire in stati di ansia.

Lo stress attiva il sistema nervoso simpatico, aumentando i livelli di adrenalina e noradrenalina.

Questi neurotrasmettitori stimolano un’accelerazione del metabolismo, che porta a un aumento della produzione di calore.

Di conseguenza, si verifica una sudorazione maggiore per raffreddare il corpo.

Se si pone troppa attenzione o si “catastrofizzano” questi sintomi fisici, non si fa altro che aumentare la probabilità che la loro intensità aumenti.

 

Vertigini (disorientamento, rotazione, capogiri, stordimento)

Le vertigini sono una sensazione illusoria di movimento, sia del proprio corpo sia dell’ambiente circostante.

Si manifestano come sensazioni di disorientamento, rotazione, capogiri o stordimento.

Le vertigini si verificano quando le informazioni provenienti dal sistema dell’equilibrio – che include il sistema visivo, somatosensoriale e vestibolare – sono in conflitto.

Problemi di equilibrio e sintomi fisici associati (come instabilità, sudore freddo e palpitazioni) possono manifestarsi anche a seguito di ansia, iperventilazione e reazioni comuni allo stress, come stringere la mascella e i denti.

L’intensità delle vertigini può aumentare se si presta eccessiva attenzione a queste sensazioni.

C’è anche una correlazione tra i sintomi della cervicale e l’ansia. Per saperne di più, consulta l’articolo dedicato: Sintomi cervicale e ansia, tutto quello che c’è da sapere.

 

Sensazione di irrealtà o sentirsi distaccati da sé

La depersonalizzazione è la sensazione di irrealtà, mentre la derealizzazione è il sentirsi distaccati da sé stessi.

Sono esperienze che possono essere scatenate da vari fattori come stanchezza, mancanza di sonno, meditazione, rilassamento, l’uso di sostanze, alcol e benzodiazepine.

Si possono scatenare anche a seguito di brevi periodi di deprivazione sensoriale o di riduzione degli input sensoriali (come fissare un punto su un muro per alcuni minuti).

Interessante è notare che anche in questo caso si può creare un circolo vizioso basato sull’interpretazione data a questi sintomi.

Quando si vive un’esperienza di depersonalizzazione o derealizzazione (che un terzo della popolazione ha sperimentato almeno una volta), più una persona si allarma, più tende a iperventilare.

L’iperventilazione aumenta l’ossigeno e riduce l’anidride carbonica nel sangue, che a sua volta intensifica le sensazioni di depersonalizzazione o derealizzazione.

 

L’ansia dell’ansia

In casi particolari, i sintomi fisici dell’ansia possono generare quella che viene chiamata “ansia dell’ansia”.

Secondo questo fenomeno, l’individuo non solo sperimenta l’ansia, ma diventa anche eccessivamente preoccupato e spaventato dai sintomi fisici e psicologici dell’ansia stessa.

Questa paura aggiuntiva può intensificare i sintomi originali, creando un circolo vizioso.

La persona inizia a temere non solo le situazioni che originariamente causavano ansia, ma anche l’esperienza dell’ansia in sé.

Questo può portare a un costante stato di allerta, vigilanza e iper-attenzione nei confronti dei propri sentimenti e sensazioni, amplificando ulteriormente l’ansia.

L’ansia dell’ansia è particolarmente paralizzante perché pone l’individuo in una situazione in cui l’ansia stessa diventa il proprio nemico più grande, rendendo difficile affrontare persino le situazioni quotidiane più semplici.

 

I vari disturbi d’ansia

I disturbi ansiosi si manifestano spesso nell’infanzia o nell’adolescenza e possono persistere per tutta la vita, senza un intervento adeguato.

Epidemiologicamente, le donne hanno il doppio della probabilità rispetto agli uomini di soffrirne.

Il DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), nell’ambito dei disturbi mentali, classifica i disturbi ansiosi in varie categorie:

  • Disturbo d’ansia generalizzata (DAG).
  • Disturbo di panico (crisi di panico).
  • Disturbo da stress post-traumatico (PTSD).
  • Disturbo d’ansia da separazione.
  • Disturbo d’ansia dovuto a un’altra condizione medica.
  • Disturbo d’ansia indotto dall’uso di sostanze o farmaci.
  • Disturbo d’ansia con altra specificazione.
  • Disturbo d’ansia senza altra specificazione.
  • Fobia sociale (disturbo d’ansia sociale).
  • Fobia specifica (aereo e quindi paura di volare, spazi chiusi, ragni, cani, gatti, insetti, paura di guidare, ecc.),
  • Mutismo selettivo.
  • Agorafobia.

Nel DSM-5, i disturbi d’ansia sono anche trattati in capitoli separati e specifici per:

  • Disturbo ossessivo-compulsivo e disturbi correlati.
  • Disturbi correlati ad eventi traumatici e stressanti.

Da citare anche l’ansia da prestazione, particolarmente presente nei disturbi sessuali.

 

Disturbo d’ansia generalizzata

Il disturbo d’ansia generalizzata (DAG) è uno dei più comuni, caratterizzato da preoccupazioni continue e sintomi psico-fisici non legati a un evento specifico.

Chi soffre di DAG si preoccupa eccessivamente per varie cose, spesso senza identificarne la causa, alimentando così il circolo vizioso dell’ansia.

 

Disturbo da panico

Il disturbo da panico si caratterizza per attacchi di panico ricorrenti, con preoccupazioni eccessive, alterazioni fisiologiche, paura di morire o impazzire.

A ciò si aggiunge la preoccupazione che tali attacchi si ripresentino con gravi conseguenze, come il timore di avere un infarto.

 

Cure, rimedi e trattamenti per l’ansia

Quando si notano uno o più dei sintomi menzionati precedentemente e si percepisce un impatto negativo sulla qualità della vita, è importante rivolgersi a specialisti per una valutazione anamnestica.

La valutazione si basa sulla raccolta di informazioni sulla storia personale e familiare, per poi passare alla formulazione di una diagnosi specifica e accurata.

Una diagnosi consente di identificare il preciso disturbo d’ansia e, di conseguenza, il trattamento adeguato.

Le figure professionali coinvolte nel trattamento dei disturbi ansiosi sono:

  • Psichiatra: generalmente colui che effettua la prima valutazione e può indirizzare il paziente verso il percorso terapeutico più appropriato.
  • Psicologo/Psicoterapeuta: colui che segue il paziente in un percorso di psicoterapia, che può seguire diversi approcci terapeutici.

In linea di massima l’ansia può essere trattata tramite la psicoterapia, o tramite una terapia farmacologica (o una combinazione delle tue). A ciò si affiancano altri possibili rimedi, adatti in casi in cui l’ansia è lieve.

 

2 - Psicoterapia per l'ansia

 

Psicoterapia per l’ansia

La psicoterapia rappresenta il trattamento fondamentale e praticamente imprescindibile per il trattamento dei disturbi ansiosi.

In particolare, la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) ha dimostrato alti livelli di efficacia, affermandosi nella comunità scientifica come trattamento di prima scelta per l’ansia e i suoi disturbi.

Questo tipo di intervento richiede generalmente alcuni mesi, con incontri settimanali.

Il percorso di psicoterapia mira ad aumentare la consapevolezza del paziente sui fattori scatenanti l’ansia e/o la paura eccessiva, e a sviluppare nuove strategie per affrontare situazioni ansiogene.

 

Farmaci per l’ansia

In alcuni casi, specialmente quando i sintomi sono acuti e limitano significativamente la vita quotidiana, può essere necessario integrare la psicoterapia con un trattamento farmacologico, da iniziare solo dopo una consulenza psichiatrica.

È lo psichiatra, infatti, a individuare e prescrivere il farmaco più adatto per gestire il disturbo specifico.

Gli ansiolitici, in particolare le ben note benzodiazepine, sono ampiamente utilizzati, ma dovrebbero essere impiegati solo occasionalmente e per brevi periodi.

Un uso prolungato può infatti portare a problemi di dipendenza e astinenza, peggiorando la situazione anziché migliorarla.

Anche gli antidepressivi di ultima generazione (utilizzati con successo per il trattamento della depressione) vengono spesso prescritti con una funzione ansiolitica nel trattamento dei disturbi ansiosi.

Questi farmaci sono efficaci, ma la loro efficacia può diminuire alla sospensione del trattamento.

Inoltre, spesso presentano effetti collaterali come sonnolenza, disfunzioni sessuali, problemi gastrointestinali, aumento di peso, ecc.

 

Altre rimedi

La letteratura scientifica ha ampiamente dimostrato l’efficacia delle tecniche di rilassamento e meditazione Mindfulness.

Queste tecniche consistono in semplici esercizi volti a favorire il rilassamento muscolare e a incrementare la consapevolezza del momento presente.

Alla base c’è il principio tale per cui il rilassamento completo del corpo porta a un allentamento dei pensieri e, di conseguenza, a una riduzione dell’ansia e delle preoccupazioni.

A queste tecniche si possono affiancare prodotti erboristici calmanti come la valeriana.

Questi metodi “integrativi” possono essere un buon supporto durante un trattamento psicoterapeutico, ma raramente sono risolutivi da soli.

 

Extra: Test per l’ansia

Se temi di soffrire di ansia ma non hai ancora ricevuto una diagnosi da parte di uno psichiatra o di uno psicologo, puoi effettuare un test online per valutare il livello di ansia, stress e depressione.

Il test DASS-21 è utilizzato in ambito clinico, ma anche come strumento di autovalutazione.

Attenzione però: i risultati del test hanno un valore meramente indicativo. È sempre consigliabile evitare l’autodiagnosi, e affidarsi ad un professionista della salute mentale.

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Fonti e riferimenti

  • The Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (5th ed.; DSM–5; American Psychiatric Association, 2013)
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