Fortunata // Qualche impressione

E’ passata qualche settimana, lo so cari amici, ma svariati impegni mi hanno impedito di vederlo prima. Sto parlando di FortunataIl film riprende in pieno la poetica visiva e narrativa della coppia Castellitto – Mazzantini.

Jasmine Trinca, nei panni di una donna alle prese con ex marito violento e ignorante e una nuova attività da aprire senza una lira, è una donna fragile ma allo stesso tempo combattiva, la tipica figura alla “Mazzantini” che ricorda molto le donne di Almodovar e le parti di Penelope Cruz (la parte infatti era stata pensata per lei).

Ma non solo: Fortunata si aggira per la periferia romana con un’aria che subito ci riporta indietro nel tempo, quando Sofia Loren camminava quasi strisciando per la rabbia del gesto subito ne “La Ciociara” o della disperazione di Anna Magnani in “Roma città aperta”. Fortunata però mi ricorda, come citato prima, il cinema di Almodovar, le scene di convivialità tra vicini, le donne, ah le donne di Almodovar, forti, felici, che con un sorriso nascondo fragilità, abusi, povertà. Donne che vivono per la famiglia, si piegano, lottano ma che non si spezzano. E soprattutto, sono libere, quella libertà che Fortunata brama per tutto il film consapevole di averla persa. 

Fortunata è questo, non è il film migliore di Castellitto a mio avviso, credo che un regista del genere può rischiare di più, molto di più ma il taglio stilistico l’ho apprezzato.

Ancora più di Jasmine Trinca mi ha convinto “Chicano” o Chicà  (Alessandro Borghi) come lo chiamano nel film, anima fragile, ancor più di Fortunata, dalle sembianze quasi di un Gesù stanco, schiacciato dal peso di una vita senza soldi e dalle dipendenze delle droghe e psicofarmaci. Sembrerà assurdo ma da donna, in certi momenti,  mi sono sentita quasi più vicino a lui. In alcuni gesti, frasi del tipo “Vorrei bruciare tutto”, frasi estreme ma che rendono l’idea della follia che sta crescendo in lui, come ogni persona che sta attraversando periodi bui, come perdersi in una foresta di notte, a chi non è mai successo di sentirsi così? Ecco Chicano è così, un tatuatore che vive con il sogno americano in testa, quasi un figlio per Fortunata che di figlie ne ha già una, Barbarè, la più adulta del film, come spesso i bambini ci insegnano e come spesso si rivelano.

Il momento che ho amato di più: a letto, estate, finestre aperte, Fortunata e Barbara a letto, Fortunata abbraccia la figlia da dietro stringendola forte come se stesse abbracciando il cuscino e intanto piange, perché dentro di lei sa, che è la cosa più preziosa che ha creato e che lotterà per lei, sempre.

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